10/05/2011
DE BREVITATE VITAE – Seneca
Lucio Anneo Seneca nacque a Cordova, agli inizi del I secolo d.C. (probabilmente nell'anno 4). Figlio seco
ndogenito di Seneca il Vecchio, fu educato coi fratelli a Roma. Coltivò inizialmente gli studi di retorica a cui il padre l'aveva destinato, ma ben presto fu attirato anche da quelli filosofici. La sua formazione di svolse a Roma. Cagionevole di salute, trovò nelle riflessioni neopitagoriche sulla paura della morte e sul dolore fisico la forza di sopportare, e in parte vincere la malattia.
Centrale è nel pensiero di Seneca la riflessione sul tempo, sul fluire ineluttabile dei giorni, sulla necessità, da parte dell’uomo, di dare un senso agli istanti di cui è composta la nostra giornata, la nostra vita. In apertura del suo dialogo De brevitate vitae (<<La brevità della vita>>), Seneca pone subito l’accento sulla colpevole superficialità con cui l’uomo affronta un problema così grave.
[1] La maggior parte degli uomini, Paolino, lamenta della cattiveria della natura, perché veniamo al mondo per un tempo troppo breve, e perché lo spazio di tempo che ci è concesso passa troppo velocemente e rapidamente, al punto che, se si fa eccezione per pochissimi, gli altri devono lasciare la vita, mentre ancora vi si stanno preparando. E di questo malanno generale, come tutti lo chiamano, non si lamenta solo la massa e il volgo ignorante; ma un sentimento analogo suscita le lamentele anche degli uomini famosi. Di qui nasce la famosa esclamazione del più grande dei medici: << La vita è breve, l’arte è lunga>>.
[2] Perciò anche Aristotele fece alla natura un processo, per nulla adatto a un saggio, quando disse che essa aveva concesso agli animali tanto tempo da permettere loro di superare anche cinque o dieci generazioni, mentre all’uomo, che pure è nato per tante e tanto grandi imprese, ha fissato un limite ben più vicino.
[3] In verità non è che noi abbiamo poco tempo, è che ne perdiamo molto. La vita sarebbe abbastanza lunga, e ci è stata data in abbondanza per il compimento delle più grandi imprese; bisognerebbe però che fosse tutta ben spesa; ma quando è svanita tra il lusso e la trascuratezza, quando non è impiegata per nessuna azione che valga qualcosa, quando infine il destino estremo incombe, allora noi, che non l’abbiamo sentita passare, ci accorgiamo che è già passata.
[4] Proprio così: la vita non è che l’abbiamo ricevuta breve, ma l’abbiamo resa breve; di essa noi non siamo poveri ma prodighi, come capita per delle ricchezze immense e regali che, se vanno in mano a un padrone che non sa amministrarle, svaniscono in un momento, mentre sostanze anche modeste, se affidate a un buon amministratore, col tempo aumentano: così anche il tempo che abbiamo a disposizione si estende a sufficienza, se sappiamo impiegarlo bene.
15:27
Scritto da: Ciz
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21/03/2010
IL CASTELLO DI CORALLO
Stavolta mi ritrovo ad affrontare un argomento, sebbene in maniera puramente superficiale, di cui avevo sentito parlare tempo fa e che mi aveva molto incuriosita: si tratta del Coral Castle (in italiano: “Castello di corallo”; nome originale: “Rock Gate Park”). E’ una struttura architettonica gigantesca, in pietra calcarea, realizzata dal lettone Edward Leedskalnin a Homestead, in Florida. Dal 1984 è un monumento incluso nel National Register of Historic Places statunitense. Vedremo perché.
Per comprendere appieno le motivazioni che spinsero alla realizzazione di questo “castello” è necessario addentrarsi nella vita sentimentale del suo costruttore.
Secondo la biografia di Joe Bullard ("Waiting for Agnes", 2000), Leedskalnin, all'età di 26 anni, fu lasciato dalla fidanzata sedicenne Agnes Scuvst il giorno prima delle nozze.
Per la delusione, il giovane lettone avrebbe maturato l'idea di costruire qualcosa di speciale per fare colpo sull'amata e riconquistarla. Con questa idea in testa Edward era partito dalla Lettonia alla ricerca del posto giusto, del luogo ideale per il suo sogno d'amore. Girò Europa, Canada e Stati Uniti ma solo quando giunse in Florida capì che aveva trovato il luogo adatto. Qui scoprì, infatti, un particolare tipo di pietra locale, una pietra bellissima ed estremamente pesante, chiamata Coral Stone, la pietra di Corallo. Edward creerà allora per Agnes un castello di pietra solido e pesantissimo, costruendolo interamente da solo.
La struttura, nota originariamente come Rock Gate Park e del peso totale di 1.100 tonnellate, fu realizzata nell'arco di 28 anni - dal 1923 fino alla morte dell'artista nel 1951.
Coral Castle si compone di una tozza torre quadrata a due piani (che costituiva l'abitazione di Leedskalnin) posta al centro di un giardino circondato da mura megalitiche e che accoglie altre strutture e oggetti: un quadrante solare, un "telescopio" puntato sulla stella polare, un obelisco, un pozzo, un barbecue, una fontana, sculture con la forma di stelle e pianeti, tavoli che riproducono il profilo della Terra o della Florida, sedie a forma di luna crescente, letti di pietra ed un trono.
Vediamo alcuni di questi nello specifico:
· Uno degli oggetti preferiti da Edward, "The Rocker", una sedia a dondolo di roccia, pesa 10 quintali;
· Nella fontana, detta “della Luna”, vengono rappresentate le fasi lunari: luna crescente, piena e calante. I quarti di luna pesano 18 tonnellate ciascuno, la luna piena pesa 23 tonnellate: ventitremila chili!
· Il Great Obelisk, l'obelisco alto oltre 8 metri arriva a sfiorare i trentamila chili: 28 tonnellate di pura pietra.
· Edward ha anche costruito ambienti molto particolari come, la "stanza dei giochi" pensata per i bambini: ne immaginava tre.
· Il cancello "9Tons Gate", una porta rotante del peso di 9 tonnellate, è così ben bilanciata da poter essere azionata dalla lieve pressione di un dito. Il perfetto bilanciamento era stato ottenuto da Edward poggiando il monolite su un cuscinetto di autocarro - che fungeva da base rotante - su cui faceva perno una barra metallica posizionata, per mezzo di un foro, lungo l'asse verticale della porta. La realizzazione possiede una precisione estrema: secondo alcuni serve un raggio laser.

Viene naturale porsi alcune domande: Che calcoli ha fatto Leedskalnin? Come si sposta una pietra da 6 tonnellate? E una da 9? E una da 28, alta 8 metri? E come ci è riuscito lavorando di notte e sempre e costantemente DA SOLO?
Poteva bastare l'argano costruito da Ed con tre pali del telefono?
Nessuno però lo ha mai visto lavorare: ha costruito tutto questo castello pesantissimo senza nessun aiutante, lavorando da solo, per lo più di notte, da mezzanotte all'alba. Tra le cose che ha usato per l'edificazione della sua reggia, ci colpiscono alcuni oggetti strani: bottiglie avvolte da filo di rame, e sintonizzatori radio.
E perché non voleva che nessuno lo vedesse? Edward mantenne uno stretto riserbo sul suo lavoro e sulle tecniche utilizzate per la messa in posa dei blocchi, lavorando per lo più di notte, quando nessuno poteva vederlo all’opera. Una delle poche immagini che abbiamo di lui, lo mostra accanto ad un tripode realizzato con un semplice sistema di carrucole e pali di legno. Secondo molti non poteva bastare a spostare i massi, non con la semplice meccanica dell'argano. Doveva servire a qualcos'altro: il segreto, forse, era in una scatola montata in alto. 
In molti credono che Ed avesse trovato il modo per sconfiggere la gravità. Per i suoi complessi calcoli astronomici, tra cui il disegno della reale orbita che la Terra compie intorno al Sole, Edward ha usato un Telescopio Polare che pesa circa trenta tonnellate e punta sempre la Stella. Secondo ricercatori considerati eretici, il segreto sarebbe nel magnetismo terrestre. In un suo scritto Leedskalnin affermò infatti:"Tutta la materia consiste di magneti individuali, ed è il movimento di questi magneti nella materia attraverso lo spazio che produce fenomeni quantificabili come il magnetismo e l'elettricità". Da un punto di vista scientifico questa affermazione ha ben poco senso ma secondo molti contiene la chiave per decifrare la tecnica di minimizzazione della forza di gravità. L'idea è che tutta la materia abbia delle proprietà magnetiche e che basta avvolgerla con del filo di rame e poi mandare il giusto impulso radio per annullare la sua gravità. Un impulso che potrebbe partire da una piccola stazione radio, che secondo molti era nascosta nella scatola sopra il tripode usato da Edward.
Ma non è ancora tutto: il punto non è solo che egli, lavorando ogni notte, di nascosto, da solo, usando strumenti insufficienti, sia riuscito a costruire questa meraviglia per il suo amore. Il punto è che a un certo punto della sua vita abbia deciso di SPOSTARLA! Di Poche Miglia: da Florida City a Homestead.
La storia, purtroppo, non ha un lieto fine. Edward Leedskalnin morì nel 1951 senza essere mai riuscito a mostrare il castello alla sua amata Agnes. Tutto ciò per cui aveva vissuto si rivelò un assoluto fallimento. E non solo: nel 1980, lo stato della Florida riuscì a contattare la ormai 83enne Agnes, offrendole viaggio e soggiorno per farle vedere ciò che Edward aveva costruito per lei 30 anni prima. Ma lei rifiutò. Semplicemente: non le interessava.
La storia di Coral Castle si chiude con un'ultima beffa del destino. Superati i 60 anni, Leedskalnin aveva dato segni di voler rivelare il segreto della sua costruzione. Sembra che avesse addirittura invitato alcuni amici stretti per il racconto finale. Era il 7 novembre del 1951: andò a farsi controllare un piccolo dolore al Jackson Memorial Hospital. All'entrata del castello lasciò un cartello per gli amici con scritto: "right back", “torno subito”. Ma Edward non torno né subito né mai più. Quel dolorino era un male al fegato che lo portò via per sempre, insieme al segreto che gli permise di spostare pesi di tonnellate usando una tecnologia misteriosa. L'aura di mistero e la storia di Agnes hanno contribuito, in ogni caso, a rendere Coral Castle una popolare attrazione turistica. Dopo la morte dell'autore, il castello fu ereditato da un nipote che lo donò nel 1953 ad una famiglia dell'Illinois. Nel 1981, l'opera di Leedskalnin fu acquistata dalla Coral Castle Inc. (che le diede il nome attuale) e diventò un museo.
Curiosità: Il terzo album del cantante inglese Billy Idol (Whiplash Smile, 1986) contiene il singolo Sweet Sixteen. Il testo della canzone - il cui video fu girato a Coral Castle - è direttamente ispirato alla relazione tra lo scultore e Agnes Scuvst - da lui chiamata Sweet Sixteen (dolce sedicenne) – a cui, come noto, è dedicata la costruzione dell'opera.
22:53
Scritto da: Ciz
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17/11/2009
I Chachapoyas
I Chachapoyas, chiamati anche guerrieri delle nubi, erano un popolo che abitava la zona andina presso le foreste nebbiose della regione di Amazonas del Perù odierno. Gli Incas conquistarono la loro terra pochi anni prima dell'arrivo degli spagnoli. La loro incorporazione nell'Impero Inca non fu facile in quanto opposero una resistenza costante contro le loro truppe.
Gli Incas e i Conquistadores furono le fonti principali da cui ci sono giunte informazioni sui Chachapoyas. Molto di ciò che si sa oggi su questo popolo si basa sugli indizi archeologici di rovine, vasellame, tombe e altri manufatti. Il cronista Pedro Cieza de Leòn descrive alcune note sui Chachapoyas, tra cui il fatto che dopo l'annessione all'Impero Inca, essi adottarono gli usi e i costumi imposti da Cuzco.
Il nome Chachapoya è il nome dato a questo popolo dagli Inca stessi; il nome che loro stessi usavano non è conosciuto. Il significato della parola Chachapoyas potrebbe essere derivato da sacha-p-collas, che equivale a "gente Colla che vivono nelle foreste" (sacha = selvaggio, p = dei, colla = nazione dove si parla la lingua aymara). Alcuni credono che la parola sia una variante della costruzione in lingua quechua sacha puya, che significa "gente delle nubi".
10:23
Scritto da: nerofazer (Webmaster)
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